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Tresigallo e il suo territorio
La storia di Tresigallo langue per secoli e realmente si evolve nel primo cinquantennio del secolo scorso. La congiuntura storica che rende possibile questo è la presa di potere del regime fascista ed in particolare la presenza al suo interno, dal 1921, di Edmondo Rossoni, nativo di Tresigallo che, dopo una lunga attività di sindacalista, attraverso vicende alterne e mutamenti radicali di schieramento, diviene Ministro dell'Agricoltura e delle Foreste. Le motivazioni che nel 1934 lo spingono ad intervenire su Tresigallo scavalcano ogni progetto di 'ruralità', toccando una sfera più personale, che può essere collegata in parte alla gratificazione campanilistica, alla glorificazione personale e alla speculazione privata, ma anche ad un atto di favoritismo nei confronti della propria gente. Per far questo, il Ministro si serve del pretesto ideologico dell'igienizzazione, ampiamente riconosciuto e funzionale alla rappresentatività del Regime. L'organizzazione generale del paese è decisa quasi totalmente da Rossoni, che da Roma invia per lettera le sue idee attraverso schizzi autografi, mentre le scelte eminentemente architettoniche, a parte qualche ordine del Ministro, sono affidate all'ingegnere Carlo Frighi che si avvale degli stereotipi del Regime riportati in alcuni testi di riferimento per la progettazione architettonica e urbanistica. Dagli schizzi si nota quanto le tappe del pensiero e del discorso progettuale si dipartano dal nodo fabbrica-servizi-industria-agricoltura. L'impianto territoriale dell'intervento si presenta come un trapezio viario, la cui base maggiore coincide con la Rossonia, attuale via del Mare, asse viario di collegamento tra Ferrara e l'Adriatico. Dopo il tracciamento della viabilità principale, secondo uno schema a griglia, e l'individuazione dei nodi connettivi di intersecazione tra due assi, si passa alla disposizione dei primi edifici su tali poli, per poi saturare poco a poco lo spazio tra le maglie, prestando attenzione al completamento architettonico solo in un secondo tempo. Agli incroci delle strade si collocano i poli, due dei quali, collegati da via del Mare, (27–28) fungono da ingresso alla cittadina; queste porte ideologiche, in virtù della loro funzione di accesso , sono caratterizzate da edifici adattati prospetticamente alla struttura viaria con risultato scenografico di notevole effetto. È particolarmente curata anche la prospettiva delle strade e la conclusione di queste con edifici che vogliono rappresentare precise funzioni; anche le piazze e gli angoli delle vie, dal punto di vista progettuale, sono maggiormente studiati per creare delle quinte urbane concluse. (15-16-17-19-26) L'urbanistica fascista, in fase di progettazione, si avvale di un metodo di zonizzazione che espliciti l'ideologia del Regime nell'aggregato urbano; il processo diventa eminentemente politico e si serve della struttura della città per delineare una piramide gerarchica: il centro, come fulcro di rappresentanza e sede delle attività economiche e burocratiche (20-21-22); la prima periferia, in cui si trovano le piccole fabbriche e l'artigianato; la periferia operaia, (11-12-13-14) più esterna, che accoglie le grandi industrie; le aree sportive e di ritrovo. L'idea è maggiormente sottolineata dall'utilizzo di elementi architettonici fortemente esteriorizzati (3-4-5-6-7-8) che esaltano il senso simbolico della progettazione per zone e rendono evidenti i rimandi concettuali.
Dal dopoguerra ad oggi Il modello di città proposto dal Ministro Rossoni per il suo paese natale si formò improvvisamente e velocemente nel corso di pochi anni: gli indirizzi e le strutture urbane principali erano già chiaramente delineate nel 1939. Fu in quell’ anno che decadde la sua carica di Ministro dell'Agricoltura e delle Foreste cosa che comportò il rallentamento di ogni programma e attività intrapresi. A peggiorare la situazione contribuì in maniera definitiva lo scoppio della guerra, che bloccò ogni progetto. Il forte declino del settore produttivo ebbe immediate conseguenze sullo scenario urbano, il quale si è sostanzialmente 'congelato' mantenendo la sua immagine quasi inalterata nel tempo. Lo stile e il linguaggio architettonico che possono - in maniera sintetica ma non esaustiva - essere definiti come il risultato di un compromesso tra le tendenze razionaliste più innovative e l'atteggiamento reazionario-monumentale di impronta piacentiniana, rappresentano un elemento ricorrente e sicuramente caratterizzante della quasi totalità degli edifici di Tresigallo. Il fatto che questo 'tipo di architettura' rappresenti la 'normalità', che assimila e porta su un unico piano formale le residenze civili insieme agli edifici amministrativi di Regime e a quelli a sfondo ricreativo, ha contribuito a limitare il rifiuto ideologico nei propri confronti.
La trama urbana di Tresigallo è sottolineata da emergenze architettoniche simboliche della volontà rappresentativa e autocelebrativa del regime integrate in un tessuto di edilizia minuta, frutto dell’incontro tra il linguaggio dell’avanguardia razionalista di inizio Novecento e gli elementi della tradizione della buona pratica costruttiva (23-24-25). L'architettura è compresa fra le opere razionaliste più vernacolari, tuttavia il metodo utilizzato per organizzare il centro urbano e alcune soluzioni specifiche, nonchè l'uso di materiali storici, rende prezioso questo esempio più umile dell'architettura degli anni trenta.
Il recupero della memoria Fino al 17 Ottobre 1961, anno in cui è stato istituito il Comune autonomo,Tresigallo ha seguito le sorti del paese di Formignana, ma è soltanto dagli anni '80 che si comincia a prendere coscienza del valore architettonico e urbanistico del centro di Tresigallo. Si organizzano convegni e si scrivono articoli su riviste di architettura: i vari contributi giungono ad un'unica conclusione: Tresigallo è un pezzo di storia vivente, è quindi necessario recuperare e conservare il suo scenario architettonico, il suo impianto urbano e gli edifici che ne sono parte. Nel 1984 la rivista mensile di architettura e urbanistica Parametro dedica un numero a Tresigallo. Nel 1985 l'Amministrazione Comunale, divenuta sempre più attenta all'evolversi dell'interesse da parte di studiosi per il proprio centro, promuove un Convegno di Studi dal titolo: Tresigallo, il passato, il futuro. In parallelo, nel 1985, il Comune adotta il Prg, a cui fanno seguito due varianti,in cui si danno una serie di prescrizioni per il recupero edilizio e la riqualificazione degli spazi urbani, ribadendo la posizione baricentrica di Tresigallo tra Ferrara e il mare e tra Ferrara e il parco del delta del Po. Il Pru regionale inserisce il territorio comunale in un progetto di valorizzazione dell'asta fluviale del Volano per il trasporto di merci con l’impegno di trasformare il tracciato del Po di Volano in un ‘corridoio’ percorribile dalle imbarcazioni: è il primo segno concreto di valorizzazione dell’asta fluviale del fiume che avviene a livello regionale, e punta a dare attuazione alla intermodalità del trasporto. L’adeguamento alla normativa europea dell’asta navigabile s’inserisce in questo disegno e risponde contemporaneamente all’esigenza di sviluppare la mobilità commerciale sulle vie d’acqua e d’incrementare l’offerta turistica nell’ambito fluviale, peraltro valorizzando un contesto paesaggistico di particolare pregio. Il progetto prevede, infatti, la dotazione lungo tutto il tracciato di nuove piste pedonali e ciclabili, di aree verdi, di attività agrituristiche e di ristorazione, oltre alla realizzazione di banchine di attracco, darsene e piazzole di approdo. Il Comune viene infatti inquadrato dal Prusst in un ruolo specifico di attrazione turistica anche a seguito del completamento del circuito di piste ciclabili inserito nella rete cicloturistica provinciale. Infine va ricordato che tutto il territorio del Comune è stato inserito nella zona di intervento dei fondi strutturali della UE: il cosiddetto 'Obiettivo 2'; in tutti i settori di attività le imprese potranno beneficiare di sovvenzioni e finanziamenti. Il rinnovato interesse per le qualità architettoniche e urbane di Tresigallo si è concretizzato anche con programmi di riqualificazione complessiva, finanziati dalla Regione Emilia Romagna. A seguito dell'adozione, nel 2003, da parte del Comune dello specifico marchio depositato ®, di "Città del Novecento" la Regione ne riconosce l'appartenenza al circuito delle "città d'arte". Questo ambito riconoscimento non prescinde comunque dall'intensa opera di recupero di vari edifici storici - quali l'Ex Caserma di Via Verdi, l'ex Casa della G.I.L. ora Casa della Cultura, l'ex Domus Tua ora attività ricettiva, il portale dello Stadio, l'Asilo Nido Maria Dirce Rossoni, la colorazione delle Scuole Forlanini, l'ex S.A.A.T. - culminata infine nel recupero della Piazza della Rivoluzione ora Piazza della Repubblica. Sono in fase di ristrutturazione alcuni importanti edifici, determinanti allo scopo di delineare l'immagine complessiva della città di rifondazione e tra questi gli ex Bagni - organici alla ex Casa della G.I.L. - il C.A.L.E.F.O. e l'ex Colonia post sanatoriale mentre il ridisegno ed il recupero di viale Roma e Piazza Italia , comprensivo del sagrato della chiesa parrocchiale, sono in fase di approvazione. Rispetto all'immagine complessiva della città, l'amministrazione si è mossa secondo alcune direttrici fondamentali: - l'impegno dei privati, sostenuto con il progetto neretto "Colora la tua città" che assicura l'intervento pubblico ad integrazione dell'iniziativa privata - la partecipazione, quale Comune fondatore, all'Associazione Nazionale delle Città di fondazione, finalizzata alla formulazione e sostegno di progetti locali, regionali e nazionali per il recupero di tali città - la realizzazione, in accordo con la Sopraintendenza per i Beni Architettonici e Ambientali di Ferrara, della schedatura di tutti gli edifici storici della città di fondazione, affidata a 8 neo laureati in architettura, finalizzata alla costituzione del materiale di base per l'adozione del Codice di Pratica - la partecipazione all'Associazione "Borghi Autentici d'Italia" finalizzata a sollecitare la comunità locale, quale contesto umano e culturale - che è sinonimo di buon vivere, gusto, tradizioni - ad aprirsi all’esterno e divenire una Comunità Ospitale dove tutti salutano tutti.
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